venerdì 5 giugno 2015

Senza zucchero

Non ho ventidue anni, ne ho più di trenta.

Ho una relazione stabile e felice con una persona che amo e che mi ama e che sarebbe, ne sono certa, un padre eccezionale.

Mi piacciono i bambini (non indistintamente, ovvio, ma in generale più sì che no) e io piaccio a loro. Molto. E ci so fare. Non so perché e non me lo sono mai chiesta, è sempre stato così e spero sarà così per sempre, ma se ciò non fosse me ne farei una ragione.

Mia madre non è stata una presenza ingombrante, troppo accudente e protettiva. Tutt’altro, fosse solo che l’ho persa quando avevo 13 anni. Finché c’è stata, comunque, è stata una gran donna e una mamma super.

Non credo proprio di essere una persona egoista, su nessun fronte, al contrario: mi vengono spesso e volentieri rimproverati troppa generosità e altruismo.

Me ne strasbatto della carriera, il termine in sé – credo di averlo sottolineato più volte – mi fa ridere e penso che oggi, a maggior ragione, sia più che mai svuotato di significato. In ogni caso non sono la top manager di nessuna azienda di sticazzi, non sono schiava del mio lavoro né credo lo sarò mai.

Sì, sono precaria e non ho una grande stabilità economica, ma come lo è la maggioranza delle persone di questi tempi. Sicuramente il mio conto in banca non incoraggia scelte come quelle di procreare o comprarsi una casa (accollandosi un mutuo pluriventennale), ma mentirei se dicessi che è la prima delle mie preoccupazioni.

Dimostro meno anni di quelli che ho, sono piuttosto in forma e il mio corpo non mi dispiace così come è (a fasi alterne, poi, mi voglio bene e mi detesto come tutte). Non trovo affatto romantica l’idea del pancione, smagliature e compagnia bella non sono certamente un pensiero che affascina, ma non sono mai stata ossessionata dalla perfezione estetica e credo che sopravviverei al cambiamento.

Sono abbastanza ipocondriaca, ho paura delle malattie, delle operazioni, degli ospedali, dei medici, del sangue, ma tengo tutto a bada e se sono arrivata dove sono oggi non dico che sarebbe una passeggiata superare queste paranoie, ma fattibile di sicuro sì.

È un mondaccio, si sa, e la vita spesso l’è dura, ma sono del partito di quelli contenti di essere al mondo.

Ho un nipote oggettivamente stupendo che caga saponette d’oro e presto ne avrò un altro in grado di fare le divisioni a due cifre a tre anni e mezzo. Sono una zia fiera, gonfia d’amore come un tacchino nel giorno del ringraziamento e rincoglionita quanto basta. Ma, soprattutto, sono contenta di essere, appunto, una zia.

Non ho avuto/ho alcuna malattia che non mi permetta di riprodurmi e lo stesso posso dire del mio compagno. Almeno per quanto ne sappiamo, perché nessuno dei due ha mai indagato e già questo di per sé la dice lunga.

Dico sempre che è bello smentirsi e cambiare idea e "mai dire mai". Ma.

Il caffè lo prendo senza zucchero, da sempre.

Non ho mai avuto desiderio di un figlio. Non ce l’ho adesso. E non so se ce lo avrò in futuro.

Qualcuno mi spieghi dove sta l’anomalia perché io – giuro – non riesco a vederla.

 

 

 

Ascoltando Senza zucchero, Levante (Manuale Distruzione, 2014)

10 commenti:

  1. Oh. Come ti capisco. In tutto. Hai scritto un post meraviglioso.
    Dove sta il problema? Non lo so. Ma in tanti si sentono in diritto di dirti/dirmi che è un problema.

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    1. Già. Le persone più disparate e impensabili.
      Mi chiedo se e quando ci libereremo di certi fardelli totalmente gratuiti.

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  2. grazie
    grazie
    grazie
    per questo post
    perché per una che non può scegliere se essere madre o no,
    e che deve subire il no, con la smania del si,
    è pura ispirazione.
    fantastico post

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    1. Ma grazie, grazie e grazie a te per il tuo commento che per me ha un valore particolare, dato quello che scrivi.
      Ti abbraccio.

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  3. in teoria non è un problema, anzi!
    in pratica per molti lo è.
    premetto che io non ho una relazione, in futuro vorrei dei figli, certo, ma anche se non arrivassero non mi butto giù da un ponte e vivo la maternità come una scelta.
    di certo non mi sentirei una donna meno realizzata se non diventassi madre.

    purtroppo esistono ancora persone per cui essere donna è legato a doppio filo con l'essere moglie e l'essere madre.
    mi piace pensare che il mio modo di vedere le cose sia un atto di libertà verso me stessa, a prescindere da ciò che la vita mi riserva.

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    1. Piace pensarlo anche a me, ma la società che mi circonda sembra ferma al Medioevo, purtroppo.

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  4. io non ho manco voglia di sposarmi pensa come sto messa!!!

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